I 9 FILM HORROR PIU’ INQUIETANTI 💀

CANNIBAL HOLOCAUST (Ruggero Deodato, 1980)
È considerato da molti il migliore prodotto del genere cannibal, molto in voga in quegli anni. Alla sua uscita generò subito grandi polemiche, per le reali uccisioni di animali rappresentate sullo schermo e per l’impressionante realismo delle sue scene.

UN CHIEN ANDALOU (Luis Buñuel, 1929)
C’è gente che fa fatica persino a mettersi le lenti a contatto, figurarsi che cosa gli può capitare vedendo la scena più famosa del cinema surrealista, quella dell’occhio tagliato…

ARANCIA MECCANICA (Stanley Kubrick, 1971)
La tortura, pardòn il “trattamento Ludòvico”, tocca a quel bravo ragazzo di Alex DeLarge, costretto ad assistere a scene di violenza proiettate su uno schermo a poca distanza da lui e dalle sue palpebre, tenute aperte, a forza, da delle pinze.

HOSTEL (Eli Roth, 2005)
Di amputazioni c’è solo l’imbarazzo della scelta, ma la scena più probante è sicuramente quando al povero Josh vengono prima trapanate le gambe e poi tagliati i tendini. Così, con grande gentilezza…

ANTICHRIST (Lars von Trier, 2009)
La scena preferita dagli amanti delle forti (tu chiamale così se vuoi) emozioni, è sicuramente quando la povera e diabolica (ex) madre Charlotte Gainsbourg si taglia il clitoride.

LA MOSCA (David Cronenberg, 1986)
Diciamo che restare impassibili di fronte al pasto di Jeff Goldblum, versione mosca umana, è pressoché impensabile.

ERASERHEAD (David Lynch, 1977)
A proposito di pasti, un’altra tranquilla cenetta di paura è quella propostaci dal film d’esordio di quel geniaccio di David Lynch. Il placido Henry Spencer, nelle allucinate fattezze del mitico Jack Nance, si gode un pasto succulento a casa dei suoceri. Peccato che nel suo piatto qualcosa si muova…

FUNNY GAMES (Michael Haneke, 1997)
Ci sono film che inquietano a livello morale, e lo fanno a un livello ancora più profondo rispetto agli altri. È il caso della terrificante pellicola di Haneke (prima autoctona versione austriaca), nella quale due sconosciuti prendono in ostaggio e torturano psicologicamente prima ancora che fisicamente una povera famiglia. Davvero disturbante.

SALÒ E LE 120 GIORNATE DI SODOMA (Pier Paolo Pasolini, 1975)
Qui siamo proprio su un altro livello. Le efferatezze fisiche si accompagnano a quelle psicologiche, in un vortice di male assoluto senza nessuna bussola moraleggiante o giudicatrice (nemmeno quella esterna del regista). Forse l’esperienza più forte e più difficile “regalata” dalla settima arte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...